{"id":1379,"date":"2010-03-24T00:00:00","date_gmt":"2010-03-24T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/espai-marx.net\/?p=1379"},"modified":"2020-02-21T17:38:27","modified_gmt":"2020-02-21T16:38:27","slug":"la-ricomposizione-del-blocco-sociale-antagonista-l-organizzazione-di-classe-e-i-comunisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/espai-marx.net\/?p=1379","title":{"rendered":"La ricomposizione del blocco sociale antagonista, l\u2019organizzazione di classe e i comunisti"},"content":{"rendered":"<p><i>La scelta da parte di alcuni compagni ed esperienze del movimento comunista di riaprire il dibattito e l\u2019inchiesta sul rapporto tra soggettivit\u00e0 politica e blocco sociale antagonista nell\u2019Italia del XXI\u00b0 Secolo, \u00e8 una scelta maturata &#8211; sulla base di una analisi concreta della realt\u00e0 concreta &#8211; gi\u00e0 negli anni Novanta. Prima con il giornale Contropiano e poi con la costituzione della Rete dei Comunisti, in questi anni abbiamo cercato di portare dentro un dibattito, troppo spesso liturgico, alcuni necessari elementi di rottura culturale e di sperimentazione concreta nell\u2019iniziativa politica, sociale e sindacale. Un contributo, tanto pi\u00f9 necessario, all\u2019indomani della catastrofe politica ed elettorale della \u201csinistra\u201d mentesi rivela la crisi sistemica del capitale ed \u00e8 in corso una potente offensiva contro i lavoratori e i ceti sociali subalterni..<\/i><\/p>\n<p>Chi non fa inchiesta non ha diritto di parola. In questi anni, nel dibattito sulla composizione di classe e le caratteristiche del blocco sociale antagonista in un paese a capitalismo avanzato come l\u2019Italia, ci siamo misurati con l\u2019inchiesta di classe sulle condizioni materiali ma anche sulla soggettivit\u00e0 dei lavoratori del nostro paese, traendone materiali e risultati che si sono rivelati essenziali per la nostra azione politica e sindacale.<\/p>\n<p>La credibilit\u00e0 e le possibilit\u00e0 di una opzione comunista nel XXI Secolo e in una realt\u00e0 come quella italiana, devono infatti fare necessariamente i conti con le modificazioni sociali e produttive intervenute in questi ultimi tre decenni nella realt\u00e0 di classe e nella societ\u00e0. Modificazioni oggi nuovamente e fortemente scosse dalla nuova fase della crisi strutturale dell\u2019economia capitalista.<\/p>\n<p>In questi anni di lavoro di inchiesta e confronto sulla ricomposizione di un blocco sociale antagonista &#8211; di cui i comunisti dovrebbero tornare ad essere espressione politica e ipotesi strategica di affermazione degli interessi di classe nel nostro paese- abbiamo cercato di individuare quella che si potrebbe definire\u201cl\u2019ipotesi generale\u201d. Questa chiave di lettura della realt\u00e0 l\u2019abbiamo individuata partendo dalle conseguenze che hanno provocato la mondializzazione, la finanziarizzazione e la concentrazione dell\u2019economia capitalista &#8211; in altre parole le conseguenze della competizione globale o se volete dell\u2019imperialismo &#8211; in una societ\u00e0 come quella italiana che pur integrata nel polo europeo, mantiene alcune sue specificit\u00e0 (e arretratezze) di modello.<\/p>\n<p>L\u2019integrazione dell\u2019Italia nell\u2019economia mondiale &#8211; soprattutto nell\u2019area europea &#8211; le trasformazioni intervenute nel ciclo produttivo e le conseguenze sociali della crisi economica in corso, stanno disegnando uno scenario dei rapporti sociali che, rafforzando il dominio capitalista nei rapporti di produzione, acutizza ferocemente la polarizzazione sociale verso l\u2019alto e verso il basso.<\/p>\n<p>Dall\u2019inchiesta operaia sul campo realizzata in tutta Italia alcuni anni addietro, emergeva con evidenza il dato dei bassi salari tra i lavoratori italiani sia come dato oggettivo sia come percezione. Un dato che &#8211; in linea con il modello anglosassone \u2013 ha visto precipitare i salari soprattutto tra i lavoratori dei servizi privati.<\/p>\n<p>Le prospettive indicate per anni da tutti gli istituti internazionali del capitale finanziario (dall\u2019OCSE al FMI, dal G 8 alla Commissione Europea) sono piuttosto espliciti sulla inesorabilit\u00e0 di bassi salari e massima flessibilit\u00e0 come unico lavoro possibile nella prossima fase storica. Tale processo sta mutando radicalmente il concetto di \u201cdisoccupazione\u201d ed estende a tutte le forze attive della societ\u00e0 il ruolo di \u201cesercito industriale di riserva\u201d, dunque di una categoria marxiana che rivela ancora la sua estrema attualit\u00e0.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio esaminando con rigore la realt\u00e0 delle contraddizioni sociali dell\u2019oggi che dobbiamo <i>cercare di individuare i punti in cui la quantit\u00e0 delle contraddizioni pu\u00f2 diventare qualit\u00e0 sul piano della lotta per il cambiamento.<\/i><\/p>\n<p>Nel dibattito affrontato in questi anni abbiamo dovuto fare i conti con posizioni assai radicate nella sinistra, tra i comunisti e nel sindacato, che hanno continuato ad oscillare tra la mitologia di una realt\u00e0 sociale che ha invece subito trasformazioni rilevanti ed un politicismo che ha ridotto il conflitto sociale alla dimensione esclusivamente istituzionale, elettorale e sovrastrutturale. Queste due tendenze hanno marciato parallelamente ad una sociologia neokeynesiana che &#8211; nella fretta di trovare un nuovo paradigma &#8211; ha esaurito il suo sforzo nell\u2019accettazione di tesi costruite da studiosi piuttosto <i>trendy<\/i> sulla \u201cfine del lavoro\u201d, la globalizzazione, il postfordismo, le possibili economie di mercato sociale attraverso il terzo settore. La concretezza della crisi \u2013 in un certo senso \u2013 sta spazzando via molte rendite di posizione e molte teorie deformanti \u2013 vedi quella sulle \u201cmoltitudini\u201d \u2013 e sta riponendo concretamente la discussione sulla struttura di classe della societ\u00e0 e sulla centralit\u00e0 del conflitto capitale-lavoro che assume in se anche la contraddizione ambientale.<\/p>\n<p>Ci \u00e8 sembrato necessario cercare di coniugare l\u2019analisi oggettiva della realt\u00e0 sociale dei lavoratori che si presenta nel nostro Paese agli albori del XXI secolo, con la necessit\u00e0 di delineare il confronto sui possibili terreni di lotta, le forme di organizzazione adeguata, gli interlocutori sociali sui quali poter rinnovare una alternativa sociale e politica, dinamica e credibile.<\/p>\n<p>La collocazione dell\u2019Italia nella <i>nuova divisione internazionale del lavoro, <\/i>emersa negli ultimi due decenni, si \u00e8 rivelata un fattore rilevante sia ai fini della lotta sociale, sindacale, politica sia dell\u2019inchiesta di classe.<\/p>\n<p>In Italia &#8211; e dunque in una delle \u201c metropoli della competizione globale\u201d &#8211; si \u00e8 andata estendendo la nuova organizzazione del lavoro &#8211; <i>la lean production o produzione snella &#8211; <\/i>che assegna alla fase finale di una catena del valore distribuita ormai a livello internazionale (tramite quelle che abbiamo definito <i>le filiere mondiali di produzione<\/i>) una particolare enfasi.<\/p>\n<p>In Italia ormai si realizza l\u2019assemblaggio, la pubblicit\u00e0 e la commercializzazione di manufatti o semilavorati prodotti in Cina, Romania, in Albania, nel Maghreb tramite una delocalizzazione produttiva rivelatasi impetuosa a partire dai primi anni Novanta.<\/p>\n<p>Ma se le produzioni di scala dall\u2019Italia sono andate nelle aree a basso salario, cosa \u00e8 successo nella \u201cparte alta\u201d di questa nuova catena del valore che \u00e8 stata individuate nelle \u201cfiliere mondiali di produzione\u201d ?<\/p>\n<p>La diminuzione quantitativa dei lavoratori nella produzione manifatturiera e l\u2019aumento dei lavoratori nei servizi pubblici e privati alle imprese come tecnici informatici, artigiani contoterzisti, operai superspecializzati, agenti commerciali, addetti alla distribuzione ma anche di lavoratori dei servizi meno qualificati, \u00e8 ormai un processo in via di consolidamento in Italia come nelle principali economie capitaliste. Il settore della logistica, dei trasporti, delle comunicazioni \u00e8 diventato infatti decisivo nella filiera produttiva. \u00c8 il processo di crescita dei lavoratori nella sfera della circolazione rispetto alla sfera della produzione che il vecchio Marx aveva individuato molto chiaramente.<\/p>\n<p>Ma, attenzione, come \u00e8 stato sottolineato pi\u00f9 volte, in Italia come negli altri paesi avanzati dell\u2019Europa, \u00e8 errato ritenere che la classe operaia tradizionale sia diminuita. Come dimostrano alcuni dati, nel cuore dell\u2019Europa la crisi delle grandi fabbriche non \u00e8 avanzata come in Italia. In secondo luogo la classe lavoratrice di fabbrica \u00e8 stata di fatto ricollocata in un\u2019 area semiperiferica rappresentata dall\u2019Europa dell\u2019Est, dal bacino Mediterraneo e dalle nuove periferie industriali in Asia; due di queste aree (Europa dell\u2019Est e Maghreb) sono a ridosso della \u201cmetropoli europea\u201d e sempre pi\u00f9 integrate con essa. Le catene di montaggio di tipo fordista si sono dunque spostate dal triangolo industriale e dai distretti italiani alle nuove periferie industriali dei Balcani o del Maghreb.<\/p>\n<p>Infine sarebbe errato sottovalutare come anche all\u2019interno del \u201cmodello Italia\u201d, tramite le nuove differenziazioni salariali, i \u201cpatti territoriali\u201d tra imprese, enti locali, sindacati e governo nel Meridione, l\u2019immissione massiccia di lavoratori immigrati nel mercato del lavoro, il lavoro nero in Calabria, Puglia, Campania, Sicilia introdotti in questi anni, si sono mantenute o ricreate \u201cnicchie\u201d di lavoro di tipo fordista e in alcuni casi quasi schiavista.<\/p>\n<p><b>La destrutturazione del lavoro<\/b><\/p>\n<p>In Italia dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201970 in poi abbiamo assistito ad un violento processo di destrutturazione del mercato del lavoro. Questo processo si \u00e8 abbattuto prima tra i lavoratori salariati delle grandi fabbriche ed ha visto la chiusura di interi stabilimenti, una impetuosa delocalizzazione produttiva (cresciuta nei primi anni Novanta, particolarmente verso Est all\u2019indomani dell\u201989) e una riorganizzazione complessiva basata su unit\u00e0 produttive con sempre meno lavoratori occupati in Italia (il 90% delle imprese in Italia ha meno di 10 operai).<\/p>\n<p>La seconda fase della destrutturazione (anni Novanta) si \u00e8 abbattuta sui lavoratori dei servizi strategici a rete nei trasporti, nelle telecomunicazioni, nell\u2019energia e nel credito attraverso le privatizzazioni, la flessibilit\u00e0, le esternalizzazioni.<\/p>\n<p>La terza fase \u00e8 in corso e si sta concentrando contro l\u2019ultimo fronte di rigidit\u00e0 della forza lavoro cio\u00e8 i lavoratori delle amministrazioni pubbliche dove negli anni scorsi sono gi\u00e0 stati introdotti precariet\u00e0 e logica d\u2019impresa a scapito di ogni funzione pubblica.<\/p>\n<p>L\u2019Italia fino ai primi anni \u201990 \u00e8 stata una societ\u00e0 con una forte prevalenza dei ceti medi, una prevalenza dovuta al fatto che pezzi consistenti di lavoratori salariati erano stati integrati dentro la condizione materiale e culturale assimilabile alle \u201cclassi medie\u201d (\u00e8 sufficiente pensare ai lavoratori dei servizi a rete o del pubblico impiego). La borghesia ha sapientemente utilizzato queste nuove stratificazioni sociali per isolare e destrutturare i lavoratori salariati dell\u2019industria i quali erano quelli che per tutto un ciclo hanno potuto contare su una condizione di unit\u00e0 politica e materiale di classe.<\/p>\n<p>La cooptazione delle classi medie nella modernizzazione del sistema \u00e8 stata decisiva per la sconfitta degli operai Fiat nel 1980 e per l\u2019abolizione della Scala Mobile nel 1984\/85. L\u2019uso abnorme della spesa pubblica in questo processo di cooptazione sociale di pezzi di lavoro salariato, dentro il progetto di riqualificazione e di rilancio del capitalismo in Italia, \u00e8 stato evidente fino a quando \u2013 nel 1992, con l\u2019esplodere di Tangentopoli e l\u2019avvio della cosiddetta Seconda Repubblica \u2013 il segno di questa modernizzazione ha assunto il carattere aperto del liberismo, delle privatizzazioni, della riduzione della quota di ricchezza destinata al lavoro a tutto vantaggio di profitti e rendite.<\/p>\n<p>Dentro queste modificazioni strutturali, occorre cominciare ad individuare i settori sociali su cui diventi possibile rimettere in moto un processo di ricomposizione di un blocco sociale antagonista e l\u2019 individuazione dei punti tendenzialmente pi\u00f9 acuti di contraddizione e conflitto. Questo \u00e8 il vero terreno di inchiesta, confronto ed azione politica e sindacale.<\/p>\n<p>Capire quali saranno i settori di classe in espansione e quelli in declino appare fondamentale per adeguare ad essa il progetto di trasformazione e le forme di organizzazione.<\/p>\n<p>Se l\u2019operaio di linea (l\u2019operaio-massa) \u00e8 stato il centro del conflitto di classe nell\u2019epoca del fordismo, l\u2019epoca <i>dell\u2019accumulazione flessibile <\/i>mette in luce nuove figure della produzione e dei servizi strategici: una sorta di <i>\u201clavoratore unico\u201d <\/i>(i guru della Confindustria lo chiamano lavoratore poliedrico)<i> <\/i>estremamente flessibile, sufficientemente o altamente scolarizzato, in grado di cambiare mansioni e svolgere funzioni assai diverse tra loro, privo di qualsiasi conoscenza reale del processo in cui viene coinvolto ma privo anche di garanzie salariali, sindacali, previdenziali.<\/p>\n<p>I risultati dell\u2019inchiesta tra i lavoratori condotta alcuni anni fa (pubblicata ne \u201cLa coscienza di Cipputi, edizioni Mediaprint, 2000) , confermano questa tendenziale omogeneit\u00e0 del lavoro e dei lavoratori che vede ridursi sempre pi\u00f9 la divisione tra lavoro manuale ed intellettuale (il 45% dei casi), che annulla le differenziazioni sulla base dei titoli di studio, che ricorre nella maggioranza dei casi all\u2019uso dei computer e di macchine automatiche (anche se emerge in modo impressionante l\u2019arretratezza dell\u2019industria in tal senso) e che vede sia i lavoratori regolari che i precari adattabili ad ogni esigenza del processo lavorativo.<\/p>\n<p><b>Il capitalismo rivela il suo carattere regressivo<\/b><\/p>\n<p>La rottura del compromesso sociale in funzione antioperaia, \u00e8 avvenuta sia sul piano del sistema politico sia sul piano sociale con l\u2019avvio delle misure economiche dettate dai parametri di Maastricht indispensabili alla costruzione del polo imperialista europeo. In Italia, questi provvedimenti, sono stati gestiti attraverso la concertazione con i sindacati ufficiali i quali hanno sposato, a pieno, gli interessi dell\u2019economia nazionale e delle compatibilit\u00e0 della cosiddetta \u201cAzienda Italia\u201d dismettendo, completamente ogni elemento di alterit\u00e0 conflittuale.<\/p>\n<p>Questo processo ha portato al crollo dei salari dei lavoratori italiani (oggi i pi\u00f9 bassi d\u2019Europa ad esclusione del Portogallo), ad una spartizione al ribasso della quota del monte salari da dividere in un numero pi\u00f9 ampio di lavoratori dovuta alla crescita dell\u2019occupazione attraverso il lavoro precario e intermittente. Sul piano generale questa intensificazione (qualitativa e quantitativa) dello sfruttamento \u00e8 tra le cause pi\u00f9 importanti una crescita vertiginosa dei lavoratori morti e feriti sul lavoro, ma soprattutto ha portato al pesante arretramento della quota di ricchezza destinata al lavoro rispetto a quella destinata a profitti e rendite. Secondo alcuni calcoli e proiezioni statistiche, siamo precipitati ai livelli del 1881, cio\u00e8 all\u2019Ottocento.<\/p>\n<p>Questa lotta di classe del Capitale contro il Lavoro, ha polverizzato la vecchia mappa sociale fondata sulla prevalenza dei ceti medi ed ha provocato una brusca polarizzazione sociale che presenta tratti di vera e propria proletarizzazione di quote sempre pi\u00f9 ampie di lavoratori.<\/p>\n<p>Gli effetti di questa proletarizzazione acuiscono nitidamente il carattere di classe del conflitto sociale e ne aumentano enormemente le potenzialit\u00e0 politiche. Questo processo, per\u00f2, non ha incontrato sulla sua strada, n\u00e9 al suo fianco, una soggettivit\u00e0 comunista e anticapitalista adeguata a coglierne le domande, la rabbia, la voglia di rivalsa, l\u2019insicurezza sociale, al contrario ha trovato una soggettivit\u00e0 e una sovrastruttura culturale reazionaria (e per molti aspetti fascista, razzista e xenofoba) che ne ha intercettato le spinte, le paure e le rabbiose doglianze.<\/p>\n<p>Oggi i lavoratori e le loro famiglie si trovano apertamente in competizione in termini di salari, di spazio e di usufruibilit\u00e0 dei servizi con i lavoratori migranti e le loro famiglie. E\u2019 una competizione in basso innescata e alimentata dalle politiche di riduzione del monte salari, di taglio e degrado dei servizi sociali, degli alloggi popolari, dei trasporti pubblici. Questa situazione mostra, chiaramente il carattere regressivo del capitalismo e lo mostra non solo ai militanti comunisti ma all\u2019insieme della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi in Italia, come altrove, il capitalismo sta evidenziando enormemente la contraddizione tra aspettative e realt\u00e0. La crisi inizia a delineare caratteri regressivi ed antisociali di questa formazione sociale. E che questa tendenza non sia una nostra profezia ideologica \u00e8 dimostrato dall\u2019esplodere della questione ambientale e del suo stretto intreccio con gli attuali meccanismi di valorizzazione del capitale, con la immanente manomissione del territorio e con i pericoli di un probabile infarto ecologico del pianeta.<\/p>\n<p>I giovani lavoratori spesso hanno un livello di istruzione e scolarizzazione elevato, ma la logica del mercato \u00e8 in grado di determinare solo lavori sottopagati e al di sotto delle legittime aspettative. Questa situazione non riguarda solo gli operatori dei call center o dei servizi sociali, ma anche settori avanzati come i ricercatori scientifici o i giornalisti. In tutti questi comparti\u00a0 imperversano precariet\u00e0 e salari irrisori al pari del mondo della scuola pubblica e della formazione sottoposto da anni, prima con i governi di centro-sinistra ed ora con il governo Berlusconi ad un continuo declassamento.<\/p>\n<p>Per la prima volta dall\u2019Ottocento, ci troviamo di fronte ad un declino generazionale per cui i nostri figli sono destinati ad avere aspettative ed a vivere in condizioni peggiori della nostra generazione. Si \u00e8 cos\u00ec interrotto un processo progressivo che aveva visto l\u2019attuale fascia sociale dei cinquantenni vivere meglio dei genitori, che a loro volta hanno vissuto meglio dei loro genitori e cos\u00ec via. E\u2019 un arretramento visibile e pesante soprattutto nei paesi a capitalismo avanzato piuttosto che nei paesi della periferia industriale dove, al contrario, a seguito dell\u2019esplodere di forti movimenti sociali, sono in corso variegate ed interessanti controtendenze rispetto ai decenni scorsi in cui imperversavano il selvaggio liberismo e gli effetti della incontrastata politica di rapina neocoloniale.<\/p>\n<p>In questi anni di \u201cintegrazione europea\u201d dell\u2019Italia, abbiamo verificato come non solo l\u2019organizzazione e il mercato del lavoro, ma anche lo Stato come mediatore sociale, regolatore dell\u2019economia, gestore del <i>welfare state <\/i>\u00e8 stato radicalmente rimesso in discussione prima dal dogma neoliberista ed oggi dall\u2019intervento statalista a sostegno delle banche dentro la crisi. Oggi la funzione dello Stato si conferma essere quella del \u201cComitato d\u2019affari\u201d del capitale, con il preciso compito di trasferire ricchezze e risorse dai settori popolari alle imprese, dai redditi da lavoro alla rendita finanziaria.<\/p>\n<p>Le privatizzazioni, la riduzione delle spese sociali, gli aumenti delle tariffe dei servizi ( trasporti, telecomunicazioni, energia), l\u2019utilizzo della leva fiscale , i paracaduti finanziari per le banche, sono gli strumenti attraverso cui lo Stato sottrae reddito ai lavoratori e alle famiglie per consegnarlo alle aziende e al grande capitale finanziario. Lo strumento fiscale assume un evidente carattere di classe, diventando un fattore centrale di questo trasferimento di ricchezze di segno antipopolare. Siamo dunque passati dal <i>welfare state<\/i> al <i>Profit State.<\/i><\/p>\n<p>\u00c8 un cambiamento di funzione che emblematicamente ha via via sgretolato anche i ceti medi sviluppatisi nell\u2019epoca del <i>welfare state <\/i>(includendovi ampie quote di lavoratori dei servizi e del pubblico impiego), che acutizza sempre pi\u00f9 la polarizzazione di classe nella societ\u00e0 italiana<b> <\/b>e rende obsolete le tesi fondate sulla centralit\u00e0 dei ceti medi.<\/p>\n<p>I risultati dell\u2019inchiesta effettuata danno su questo risposte interessanti e in controtendenza che vedono la grande maggioranza dei lavoratori respingere la logica delle privatizzazioni dei servizi sociali (pensioni, sanit\u00e0, scuola) e &#8211; in misura minore &#8211; delle aziende pubbliche dei servizi. Diversamente da quanto indotto dai templari della logica di mercato, lo Stato come regolatore e mediatore sociale, non viene affatto percepito come un tab\u00f9 o un totem dai lavoratori. I massicci interventi degli Stati nella crisi in corso e a sostegno delle banche, hanno confermato che\u00a0 questa percezione \u00e8 oggi molto ampia. Ma nei punti alti del sistema sociale ci\u00f2 viene auspicato non come elemento di riequilibrio della distribuzione del reddito o della ricchezza quanto come \u201cpi\u00f9 Stato\u2026per il mercato\u201d.<\/p>\n<p><b>I comunisti e la questione sindacale<\/b><\/p>\n<p>La destrutturazione del mercato del lavoro, i licenziamenti di molti delegati e la verticale riduzione degli spazi democratici dentro i sindacati ufficiali, hanno fatto s\u00ec che in Italia, negli anni \u201980 hanno cominciato a sorgere i sindacati di base organizzati da comunisti, da settori pi\u00f9 radicali della sinistra e da delegati e dirigenti sindacali non asserviti alla linea dei sacrifici portata avanti dalla Cgil. Queste esperienze di base sono nate l\u00ec dove era possibile consolidare una presenza significativa e organizzare settori di lavoratori, in modo particolare nel settore pubblico e nei servizi a rete (trasporti, energia, telecomunicazioni). Ancora oggi rimane ardua l\u2019organizzazione dei sindacati di base nelle fabbriche ancora attive o nei settori dove l\u2019agibilit\u00e0 sindacale \u00e8 pi\u00f9 ridotta e il controllo dei sindacati ufficiali convive, sostanzialmente, con il comando padronale. Ma esperienze significative non sono mancate in passato ed altre ne stanno emergendo anche in questo segmento sociale. Infatti negli ultimi anni, da Mirafiori a Melfi passando per Pomigliano d\u2019Arco o alle tante fabbriche dei distretti industriali fino ai centri della grande distribuzione (Auchan, Carrefour etc.) molti delegati iscritti ai sindacati di base sono stati repressi e licenziati a causa della loro attivit\u00e0 di promozione dell\u2019autorganizzazione.<\/p>\n<p>A tale stadio delle contraddizioni riteniamo che la linea, implicita od esplicitata, secondo cui bisogna sempre svolgere attivit\u00e0 politica anche dentro i sindacati \u201creazionari\u201d, nell\u2019attuale contesto storico \u2013 profondamente diverso da quello in cui questa tesi \u00e8 stata avanzata da Lenin &#8211; non ha pi\u00f9 lo stesso significato anzi relega la soggettivit\u00e0 comunista ad una funzione di mera, quanto inefficace, testimonianza. Gli spazi di agibilit\u00e0 democratica oramai inesistenti bloccano ogni vera dialettica interna, ai sindacati concertativi, che possa realmente modificarne la maggioritaria linea politica collaborazionista.<\/p>\n<p>Inoltre la modifica della composizione del mondo del lavoro riduce la rappresentanza stessa dei sindacati storici che rappresentano ormai una minoranza dei lavoratori rispetto all\u2019intera gamma con cui si articola lo sfruttamento capitalistico. In Italia come in Spagna o in Francia il tasso di sindacalizzazione \u00e8 mutato al ribasso, rispetto a quanto ancora permane nei paesi del Nord\/Europa, per cui la stessa forma tradizionale del sindacato deve trovare nuove modalit\u00e0 di configurazione, di sviluppo organizzativo e di compiuta strutturazione nei posti di lavoro e nella societ\u00e0 tutta.<\/p>\n<p>A nostro avviso, per i comunisti oggi la scelta dell\u2019organizzazione e del rafforzamento del sindacalismo di base, indipendente e alternativo a quello concertativo della Cgil e collaborazionista di Cisl-Uil \u00e8 diventata un progetto strategico. Un fondamentale punto di programma politico generale che costituisce, a nostro giudizio, un elemento di linea fondante per il rilancio di una moderna opzione comunista che vuole rapportarsi alle dinamiche vive e conflittuali agenti.\u00a0 Il problema non \u00e8 quello di sancire uno \u201cstrappo\u201dcon un tessuto di compagni e delegati combattivi ancora all\u2019interno dei sindacati concertativi (per quanto la normalizzazione stia riducendo ferocemente i margini di agibilit\u00e0 democratica e rappresentativit\u00e0 di questi compagni dentro quella realt\u00e0). Si tratta invece di prendere atto che i comunisti e i militanti anticapitalisti devono costruire e rafforzare gli strumenti concreti di relazione con i settori di classe nel nostro paese per orientarli ed affrontare in modo organizzato il conflitto sociale. Per troppo tempo i comunisti si sono limitati a fare agitazione politica dentro questi sindacati o si sono fatti assorbire da una interminabile battaglia interna di minoranza che non ha mai concretizzato livelli reali di organizzazione autonoma sul piano delle lotte e della successiva tenuta organizzativa. Questa strada non ha prodotto i risultati sperati sul piano sindacale n\u00e9 su quello politico (se molti lavoratori si iscrivono alla Fiom ma poi votano per la Lega \u2013 oppure viceversa come sostiene acutamente il compagno Giorgio Gattei &#8211; vuol dire che la contraddizione c\u2019\u00e8 tutta e va compresa fino in fondo). Al contrario il sindacalismo di base ha dimostrato di essere una realt\u00e0 consolidata che in molti casi risponde dall\u2019esigenza di una identit\u00e0 politica e di classe dei lavoratori ancora pi\u00f9 chiaramente di quanto abbia saputo fare, nel corso degli anni passati, la \u201cpolitica\u201d dei partiti della sinistra.<\/p>\n<p><b>La soggettivit\u00e0 di classe e \u201cl\u2019orizzonte riformista\u201d<\/b><\/p>\n<p>Gli elementi che attengono alla sfera della sovrastruttura sono stati troppe volte sottovalutati o affrontati in maniera subalterna rispetto alla capacit\u00e0 egemonica della borghesia sulla societ\u00e0 italiana. Se \u00e8 vero che siamo in presenza di un processo di polarizzazione sociale crescente e di acutizzazione delle contraddizioni sociali <i>non \u00e8 affatto scontato che da queste emerga una coscienza di classe pi\u00f9 avanzata <\/i>rispetto a quella che abbiamo conosciuto nei decenni scorsi.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un terreno su cui il capitale lavora con la stessa sistematicit\u00e0 con cui affronta le contraddizioni del proprio modo di produzione. Non basta pi\u00f9 domandarci perch\u00e8 ampi settori di proletariato metropolitano votino per la destra o perch\u00e8 nel Nord quote consistenti di lavoratori salariati ed autonomi affidino la propria ambizione di cambiamento alla Lega o nel Sud al PdL. Dall\u2019inchiesta tra i lavoratori emerge con evidenza una contraddizione tra la frustrazione o la voglia di rivalsa della propria condizione materiale e le loro forme di rappresentanza politica o sindacale. In sostanza, anche in presenza di una percezione pesante delle proprie condizioni e aspettative sociali, nella migliore delle ipotesi non si va ancora oltre un <i>\u201criformismo radicale\u201d<\/i> che non mette in discussione il sistema<\/p>\n<p>La dialettizzazione tra condizione sociale e coscienza di classe,<i> <\/i>dentro le modificazioni intervenute e dentro quelle in corso, non pu\u00f2 essere un alibi per i peggiori riti della real politik ma deve diventare un terreno di indagine rigorosa e di riflessione sulle forme dell\u2019intervento politico e sindacale. Gettare lo spugna o farsi illusioni non \u00e8 serio.<\/p>\n<p>Nei prossimi mesi vogliamo misurarci con i compagni ancora attivi, con i delegati sindacali e gli attivisti sociali sull\u2019esigenza di tentare una lettura aggiornata ma \u201crivoluzionaria\u201d dello scontro che oppone il blocco sociale antagonista del Lavoro contro quello del Capitale nella condizione metropolitana che \u00e8 venuta assumendo una sua centralit\u00e0 strategica sia sul piano della riorganizzazione produttiva del capitale sia su quello della scomposizione\/composizione di classe.<\/p>\n<p>E\u2019 ormai evidente come le citt\u00e0-fabbrica del vecchio triangolo industriale (Torino, Milano, Genova) abbiano cambiato fisionomia e non solo sul piano urbanistico con il boom delle cosiddette bonifiche delle aree industriali dimesse (secondo alcuni dati gi\u00e0 100 milioni di metri cubi di aree industriali dismesse sono stati bonificati e ristrutturati nelle grandi metropoli). E\u2019 sufficiente guardare a cosa sta accadendo nell\u2019area metropolitana milanese in previsione dell\u2019Expo del 2015. Il caso della INNSE si \u00e8 rivelato emblematico. L\u2019inserto scientifico del Sole 24 Ore prova cos\u00ec a disegnare lo scenario post-industriale di alcune citt\u00e0-fabbrica del modello italiano<i>\u201cIl paesaggio della conoscenza comincia materialmente dove finisce l\u2019industria pesante. Le forme di molti insediamenti siderurgici o petrolchimici, lasciano il posto a nuove iniziative: fiere, centri congressi, mostre, imprese di software, centri di ricerca<\/i>\u201d (N\u00f2vaSole 24 Ore novembre 2006).<\/p>\n<p>Sul piano della composizione sociale, le concentrazioni di classe \u2013 le grandi fabbriche leninisticamente intese \u2013 in cui agiva concretamente l\u2019oggettivit\u00e0, l\u2019identit\u00e0 e la soggettivit\u00e0 di classe sono disperse, sono distribuite sia lungo le filiere internazionali di produzione<i> <\/i>sia nella dispersione territoriale attraverso i distretti industriali che trova per\u00f2 nelle aree metropolitane un nuovo fattore di centralizzazione verticale.<\/p>\n<p>Come diventa possibile allora cercare di individuare ed intercettare gli elementi di ricomposizione degli interessi di classe, la loro rappresentanza politica, la loro identit\u00e0 e soggettivit\u00e0 politica che permettano di riaprire con qualche <i>chance <\/i>di vittoria il conflitto Lavoro-Capitale in un paese a capitalismo avanzato? Dov\u2019\u00e8 che oggi si concentra il blocco sociale antagonista che pu\u00f2 re-ingaggiare una lotta vincente per l\u2019egemonia contro il Capitale?<\/p>\n<p><b>Blocco sociale antagonista e\u00a0 aree metropolitane<\/b><\/p>\n<p>Una fotografia della realt\u00e0 ci fa vedere che il valore aggiunto della produzione aumenta e che aumentano anche i lavoratori salariati impegnati a far crescere questa ricchezza, vediamo anche come l\u2019introduzione delle nuove tecnologie, dopo aver rafforzato in una prima fase l\u2019aristocrazia salariale per giocarla contro il resto del blocco sociale antagonista, sotto la spinta della crisi e di una sfrenata competizione globale sta producendo una crescente proletarizzazione di parte dell\u2019aristocrazia salariale e dei ceti medi, ma sta introducendo una precarizzazione del lavoro anche nei settori pi\u00f9 avanzati sul piano della conoscenza (i <i>knowledge workers)<\/i> e dell\u2019uso delle nuove tecnologie (vedi gli operatori dei call center, i ricercatori a contratto, gli ingegneri della Motorola e delle Nokia sottopagati o gli stessi giornalisti).<\/p>\n<p>Secondo l\u2019elaborazione del Sole 24 Ore (Job 24) i lavoratori della conoscenza sarebbero aumentati in modo rilevante anche in Italia (circa il 41% dei lavoratori occupati) superando gli stessi Stati Uniti:<\/p>\n<p><b><i>Incremento dei knowledge workers\u00a0 sul totale dei lavoratori 1995-2006<\/i><\/b><b><\/b><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td>1995<\/td>\n<td>2006<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Stati Uniti<\/td>\n<td>34<\/td>\n<td>38<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Regno Unito<\/td>\n<td>34<\/td>\n<td>43<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Francia<\/td>\n<td>38<\/td>\n<td>52<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>ITALIA<\/td>\n<td>29<\/td>\n<td>41<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Spagna<\/td>\n<td>23<\/td>\n<td>33<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><i>(elaborazione<\/i><i> Job 24 in sole24 ore del 1 novembre 2006)<\/i><\/p>\n<p>Come abbiamo visto, la struttura produttiva capitalistica si \u00e8 articolata su filiere internazionali che delocalizzano le produzioni a basso e bassissimo valore e mantengono al centro quelle a maggiore valore aggiunto (rifinitura, marchio, marketing, commercializzazione) ed ha sussunto al capitale il lavoro materiale e immateriale dei lavoratori.<\/p>\n<p>Una delle conseguenze per noi pi\u00f9 interessante (ed \u00e8 ormai evidente per tutti, dalla Repubblica al New York Times) \u00e8 che siamo di fronte ad un processo di polarizzazione sociale e \u201cproletarizzazione\u201d del lavoro assai pi\u00f9 accentuata che rispetto a dieci anni fa. Se il ventennio liberista aveva giocato e imposto gran parte della sua egemonia sul carattere progressivo del suo modello, la crisi economica oggi rende evidente e tangibile a molti il suo carattere regressivo. Per la sinistra di classe \u2013 sul piano oggettivo \u2013 \u00e8 una situazione eccellente. Ma su quello della soggettivit\u00e0 e della rappresentanza politica del blocco sociale antagonista le cose stanno diversamente ed appaiono assai pi\u00f9 arretrate. Per questo c\u2019\u00e8 bisogno di un approfondimento teso ad individuare la geografia politica e sociale di questa nuova fase del conflitto Capitale-Lavoro nella nostra realt\u00e0. Da qui \u00e8 nata la riflessione sulle aree metropolitane come \u201cterritorio politico e sociale\u201d dove quantit\u00e0 e qualit\u00e0 delle contraddizioni di classe possono delinearsi con pi\u00f9 forza e con capacit\u00e0 egemoniche sulla ricomposizione di un blocco sociale antagonista fortemente frammentato dalla riorganizzazione capitalistica di questi ultimi trenta anni e reso privo di identit\u00e0 di classe dall\u2019egemonia esercitata dal Capitale e che ha sorretto e accompagnato la sua visione di lotta di classe contro il Lavoro. Il carattere regressivo del Capitale, \u00e8 oggi pi\u00f9 evidente e conflittuale proprio nelle metropoli per la concentrazione dei fattori di conflitto tra Capitale e Lavoro. Anche secondo un recente rapporto dell\u2019OCSE, \u00e8 proprio nelle metropoli \u2013 incluse quelle europee e dei paesi a capitalismo avanzato \u2013 che \u00e8 maggiormente acuta e accentuata la disuguaglianza tra ricchezza e povert\u00e0.<\/p>\n<p>Le metropoli del capitale vengono ad assumere cos\u00ec il carattere di magazzino della forza lavoro in cui domanda e offerta si incontrano ormai in condizioni enormemente pi\u00f9 svantaggiose per il Lavoro.<\/p>\n<p>Come notava gi\u00e0 Engels nel suo saggio su \u201cLa questione delle abitazioni\u201d, le concentrazioni urbane ammassano quantit\u00e0 sovrabbondante di forza lavoro. In questa nuova concentrazione, la produzione flessibile trova i \u201crequisiti ambientali\u201d idonei per il suo massimo decentramento (e per il massimo accentramento dei poteri decisori) e per la mobilit\u00e0 completa che oggi \u00e8 la necessaria condizione per la competizione globale capitalistica di questa fase storica.<\/p>\n<p>La massa della forza lavoro delle metropoli, quello che potremmo definire il proletariato metropolitano, vive oggi una condizione di crescente degrado che \u00e8 la diretta conseguenza dell\u2019abbattimento dei costi di riproduzione. E\u2019 un degrado acutizzato dalla precariet\u00e0 del lavoro, dalle privatizzazioni e dallo smantellamento dei servizi sociali, dall\u2019aumento delle imposte locali, dall\u2019aumento delle tariffe e delle abitazioni, dalla difficolt\u00e0 di poter usufruire di forme di reddito diverse dal lavoro (sempre pi\u00f9 insicuro).<\/p>\n<p>In sostanza le metropoli e la condizione sociale del proletariato metropolitano, rappresentano un terreno importante di sperimentazione e verifica per i sindacati, i movimenti sociali e per l\u2019azione politica dei comunisti, perch\u00e9 potrebbe rivelare quasi \u201cnaturalmente\u201d il fronte di lotta sulla riproduzione sociale complessiva proprio l\u00ec dove il Capitale ha nuovamente concentrato i settori di classe dopo averli frammentati, delocalizzati, dispersi ed egemonizzati con lo smantellamento dei grandi stabilimenti e della grandi concentrazioni industriali, ma soprattutto l\u00ec dove il suo carattere regressivo si manifesta con maggiore violenza.<\/p>\n<p><b>Un contributo al sindacato conflittuale del XXI\u00b0 Secolo<\/b><\/p>\n<p>Abbiamo spesso scritto e detto che i comunisti dentro i sindacati non possono limitarsi (o condannarsi) alla propaganda e alla testimonianza, ma devono cercare di contribuire alla loro crescita\u00a0 con l\u2019elaborazione politica e teorica e con sperimentazioni nel movimento reale. In questi anni \u2013 ad esempio &#8211; abbiamo sviluppato una analisi e una inchiesta articolata sulla realt\u00e0 delle aree metropolitane come territorio politico in cui quantit\u00e0 e qualit\u00e0 delle contraddizioni di classe, dopo i decenni delle grandi ristrutturazioni, possono trovare una sintesi che fino a ieri era assicurata dalle grandi concentrazioni industriali. La crescente frammentazione della composizione di classe vede assumere nuova e maggiore rilevanza alla questione del salario sociale cio\u00e8 a quel complesso di servizi, contraddizioni, esigenze che il salario monetario e il rapporto stabile con il luogo di lavoro non assicurano pi\u00f9 come prima. I precari, i giovani lavoratori intermittenti e le loro esigenze non trovano pi\u00f9 nel posto di lavoro e nella filosofia lavorista il luogo e il simbolo della loro identit\u00e0 di classe. La ricomposizione di questa identit\u00e0 sociale frammentata pu\u00f2 avvenire sul territorio qualora in esso agisca un \u201csindacato\u201d capace di organizzare, orientare, dare identit\u00e0 ad una sorta di contrattazione sociale che accompagni quella sul lavoro o la sostituisca qualora questa non abbia la possibilit\u00e0 di esistere. La contrattazione sociale sul diritto alla casa, contro il carovita, per maggiori servizi sociali pu\u00f2 aprire un canale di comunicazione sociale e di organizzazione di interi settori di classe oggi completamente atomizzati dalla destrutturazione del mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Per tali motivi e sulla base di questa analisi, sul piano dell\u2019organizzazione concreta del blocco sociale antagonista, viene assumendo crescente interesse la sperimentazione sul campo dell\u2019idea\/forza di una sorta di \u201csindacato metropolitano\u201d che verifichi le possibilit\u00e0 di ricomposizione di un proletariato metropolitano fortemente intrecciato \u2013 ma diversificato \u2013 dal mondo del lavoro tradizionale che abbiamo conosciuto e dentro cui ci siamo battuti in questi decenni. L\u2019altro tema su cui occorrer\u00e0 collettivamente verificarsi e politicamente attrezzarsi, nella nuova condizione del conflitto, \u00e8 quello che attiene all\u2019ingresso dei migranti nel mercato del lavoro \u201clegale\u201d ed \u201cillegale\u201d. Questa situazione, oramai consolidata anche nei numeri, oltre ad essere un dato riscontrabile in tutta Europa, pone ai comunisti una inedita sfida teorica e pratica. L\u2019azione concreta per ricomporre, superando razzismo e competizione tra sfruttati, le diverse sezioni del moderno proletariato, acutizzate oltre che dal corso generale della crisi anche dai dispositivi di aggressione e rapina neocoloniale dell\u2019occidente, diventa un banco di prova politicamente qualificante per reggere, anche sul terreno dello scontro di classe immediato, l\u2019intensificarsi della competizione globale interimperialista. A tale scopo sollecitiamo ed appoggiamo tutti i tentativi di organizzazione unitaria tra \u201cbianchi\u201d e \u201ccolorati\u201d e ci opponiamo ad ogni provvedimento di differenziazione razzistica nel modo del lavoro e dei lavori.<\/p>\n<p>Ci sono stati episodi concreti e significativi sul piano politico generale (e non solo rivendicativo) che hanno dimostrato l\u2019importanza\u00a0 dell\u2019esistenza dei sindacati di base e della loro capacit\u00e0 di azione autonoma.\u00a0 Il sindacalismo di base, infatti, ha reso possibile che nel 1999 (aggressione alla Jugoslavia) e nel 2003 (aggressione all\u2019Iraq) siano stati convocati degli scioperi generali dei lavoratori contro la guerra, cos\u00ec come \u00e8 avvenuto in momenti politici significativi nel nostro paese come a Genova nel Luglio 2001, contro la repressione del movimento popolare in Val di Susa nel 2005 e a Vicenza (2006) contro la decisione governativa di costruire una nuova base militare USA al Dal Molin.<\/p>\n<p>Al contrario Cgil-Cisl-Uil non hanno mai voluto convocare scioperi contro la guerra (l\u2019aggressione alla Jugoslavia l\u2019hanno addirittura condivisa assieme alla \u201csinistra di governo\u201d dell\u2019allora esecutivo D\u2019Alema) ed anche le correnti pi\u00f9 avanzate nei sindacati ufficiali (Essere Sindacato prima, Lavoro e Societ\u00e0, Rete 28 Aprile dopo o la stessa Fiom) non hanno mai potuto convocare gli scioperi quando la gravit\u00e0 della situazione politica lo richiedeva non potendo o non essendosi dotati di strutture in grado di operare autonomamente.<\/p>\n<p>Questo limite \u00e8 stato ancora pi\u00f9 evidente quando, a seguito della firma di Cgil-Cisl-Uil al Protocollo del 26 luglio sul Welfare del governo Prodi, gli stessi militanti dissidenti non hanno potuto svolgere la loro opposizione apertamente perch\u00e9 imbrigliati, politicamente ed organizzativamente, nelle pastoie politiciste e burocratiche del sindacalismo concertativo.<\/p>\n<p>Lo strumento\/sindacato \u2013 pur configurandosi ed agendo in contesti diversi e con modalit\u00e0 peculari &#8211; rimane un mezzo di organizzazione e di relazione importante tra i comunisti e i lavoratori, soprattutto se \u2013 anche nelle condizioni di una profonda frammentazione di classe come quella attuale \u2013 contribuisce a mantenere o ridare identit\u00e0 di classe e non solo obiettivi meramente economici ai lavoratori stessi.<\/p>\n<p>Sulla base di queste considerazioni \u2013 che spesso ci hanno visto divergere e discutere con altri compagni in Italia e a livello internazionale &#8211; la Rete dei Comunisti intende contribuire al consolidamento del sindacalismo di base ed indipendente ed a tutti i progetti tesi alla costruzione di un vasto ed articolato schieramento anticapitalistico nel nostro paese. Per questo c&#8217;\u00e8 bisogno che nel dibattito sulla ricostruzione di un blocco sociale antagonista al capitale, i comunisti tornino ad utilizzare appieno un metodo di lavoro e di lotta basato sull\u2019inchiesta, il confronto e la sperimentazione, sperimentazione che significa recupero di credibilit\u00e0 e piena internit\u00e0 alle lotte sociali e sindacali.<\/p>\n<p><b><i>* membro della segreteria nazionale della Rete dei Comunisti<\/i><\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ricomposizione del blocco sociale antagonista, l\u2019organizzazione di classe e i comunisti<\/p>\n<p>Sergio Cararo*<\/p>\n<p>La scelta da parte di alcuni compagni ed esperienze del movimento comunista di riaprire il dibattito e l\u2019inchiesta sul rapporto tra soggettivit\u00e0 politica e blocco sociale antagonista nell\u2019Italia del XXI\u00b0 Secolo, \u00e8 una scelta maturata &#8211; sulla base di una analisi concreta della realt\u00e0 concreta &#8211; gi\u00e0 negli anni Novanta. Prima con il giornale Contropiano e poi con la costituzione della Rete dei Comunisti, in questi anni abbiamo cercato di portare dentro un dibattito, troppo spesso liturgico, alcuni necessari elementi di rottura culturale e di sperimentazione concreta nell\u2019iniziativa politica, sociale e sindacale. Un contributo, tanto pi\u00f9 necessario, all\u2019indomani della catastrofe politica ed elettorale della \u201csinistra\u201d mentesi rivela la crisi sistemica del capitale ed \u00e8 in corso una potente offensiva contro i lavoratori e i ceti sociali subalterni..<\/p>\n<p>Chi non fa inchiesta non ha diritto di parola. In questi anni, nel dibattito sulla composizione di classe e le caratteristiche del blocco sociale antagonista in un paese a capitalismo avanzato come l\u2019Italia, ci siamo misurati con l\u2019inchiesta di classe sulle condizioni materiali ma anche sulla soggettivit\u00e0 dei lavoratori del nostro paese, traendone materiali e risultati che si sono rivelati essenziali per la nostra azione politica e sindacale.<\/p>\n<p>La credibilit\u00e0 e le possibilit\u00e0 di una opzione comunista nel XXI Secolo e in una realt\u00e0 come quella italiana, devono infatti fare necessariamente i conti con le modificazioni sociali e produttive intervenute in questi ultimi tre decenni nella realt\u00e0 di classe e nella societ\u00e0. Modificazioni oggi nuovamente e fortemente scosse dalla nuova fase della crisi strutturale dell\u2019economia capitalista.<\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[],"class_list":["post-1379","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-materiales-para-la-refundacion-comunista"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1379","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1379"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1379\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1379"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1379"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1379"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}