{"id":316,"date":"2006-04-10T00:00:00","date_gmt":"2006-04-10T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/espai-marx.net\/?p=316"},"modified":"2020-02-14T11:54:34","modified_gmt":"2020-02-14T10:54:34","slug":"impero-moltitudini-esodo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/espai-marx.net\/?p=316","title":{"rendered":"Impero, moltitudini, esodo"},"content":{"rendered":"<p>Intervento di Toni Negri nel dibattito alla facolt\u00e0 di Lettere dell&#8217;Universit\u00e0 &#8216;La Sapienza&#8217; promosso dal Laboratorio Sapienza Pirata<\/p>\n<p>Sono a disagio quando si considera la nascita del mondo globalizzato semplicemente come un dato effettuale, un espansione dell&#8217;impero che restava.<\/p>\n<p>La globalizzazione, che parte in maniera definitiva nell&#8217; &#8217;89, non arriva solo dall&#8217;azione di un allargamento di un impero quando l&#8217;altro scompare, ma nasce da fenomeni storici maledettamente profondi. La globalizzazione \u00e8 il punto di confluenza delle lotte operaie e proletarie, che non era pi\u00f9 possibile regolare dentro lo spazio dello Stato-nazione. La dinamica lotte-determinazione di inflazione-regolamento dei conti statali-pressione sul welfare-rottura degli elementi materiali della costituzione borghese, hanno determinato man mano pirima una teoria dei limiti della democrazia (e stranamente troviamo l\u00ec lo stesso Huntington che scrive il &#8216;clash&#8217; della civilt\u00e0, documento della Trilaterale degli anni &#8217;70), poi una forte spinta al superamento dello Stato-nazione.<br \/>\nD&#8217;altra parte lo Stato-nazione non era solo la capacit\u00e0 di mantenere le lotte in una regolazione interna. Lo Stato-nazione era stato anche lo Stato imperialista, lo Stato colonialista; anche quest&#8217;aspetto con la met\u00e0 del secolo scorso abbiamo la fine definitiva dei processi coloniali, la nascita di un nuovo mondo (che sar\u00e0 chiamato &#8216;terzo&#8217;), in cui con la libert\u00e0, la pressione sul salario salta per aria il meccanismo che manteneva i prezzi delle materie prime. Proprio in nome di questa liberazione cominciano queste grosse pressioni della forza-lavoro su tutto, nella globalit\u00e0. Per non parlare della crisi sovietica, che nasce in un momento preciso, quando si tratta di passare dal modo di produzione fordista al modo di produzione postfordista: un passaggio impossibile senza le libert\u00e0 del lavoratore.<br \/>\nQuesto movimento fortissimo \u00e8 legato allo sviluppo della scienza, dell&#8217;educazione pubblica all&#8217;interno dei paesi socialisti, dove c&#8217;\u00e8 la necessita di inserirsi in questo nuovo mondo. Un nuovo mondo in cui, appunto, cambia la natura della forza-lavoro, dei processi produttivi.<\/p>\n<p>La globalizzazione nasce, quindi, come un elemento maledettamente positivo, \u00e8 un segno di libert\u00e0, \u00e8 un segno della forza dei processi storici che fanno saltare quella gabbia d&#8217;inferno che \u00e8 lo Stato-nazione. Lo Stato-nazione, che ha fatto morire per secoli la gente nelle guerre pi\u00f9 stupide, nelle trincee pi\u00f9 assurde. Lo Stato-nazione, la cui ideologia non poteva che arrivare necessariamente ai forni di Auschwitz. Noi di fronte alla sua fine e di fronte alla liberazione delle forze proletarie del Terzo mondo abbiamo trovato questo formidabile passaggio: la globalizzazione. Finalmente! E&#8217; chiaro che assumere questo passaggio non significa che il capitalismo \u00e8 stato sconfitto. Il capitalismo assume questo passaggio, si riorganizza a questo livello, ed \u00e8 qui che nasce la problematica dell&#8217;Impero. Badate bene, l&#8217;Impero nasce in maniera diversa dalla pura e semplice espansione dello Stato-nazione USA. Gli americani in tutta questa storia, soprattutto nella prima fase, c&#8217;entrano pienamente, ma c&#8217;entrano molto pi\u00f9 come centro ed apice del capitalismo mondiale che come forza statuale. E&#8217; il capitale colettivo che viene investito in un primo momento dell&#8217;organizzazione di questo mondo. Fra gli anni &#8217;80 ed i &#8217;90 si incominciano a cercare forme di governo. L&#8217;ONU non serve a questo, perch\u00e8 dentro le Nazioni Unite si rivela il paradosso della democrazia mondiale: a livello mondiale &#8216;un uomo un voto&#8217; \u00e8 una frase insensata. Vorrebbe dire, come scherzano alcuni teorici, dare alla Cina la maggioranza imperiale. Quindi al problema dell&#8217;organizzazione si risponde con l&#8217;invenzione di una forma di sovranit\u00e0 diversa.<br \/>\nLa sovranit\u00e0, che gli Stati-nazione non riescono ad organizzare in forma diversa, viene trasferita sempre di pi\u00f9 verso quelle che sono le istituzioni nascenti, che man mano vengono formandosi, e amn mano vengono identificate a livello mondiale: il G8, il Fondo Monetario Internazionale, eccetera. Sono, in fondo, organizzazioni che erano state inventate per la gestione del keynesismo internazionale alla fine della seconda guerra mondiale, ma divengono organismi di mediazione del capitalismo, di regolazione capitalistica a livello mondiale. Questo processo, evidentemente, diventa sempre pi\u00f9 difficile, perch\u00e8 sposta una serie di conflitti dall&#8217;interno dei paesi sulla scena mondiale. Il ricomporsi delle lotte sulla scena mondiale, avvenuto negli anni &#8217;80-&#8217;90, \u00e8 stato assolutamente formidabile. Avevamo avuto delle lotte importanti (da Tien-a-men alla Corea, dall&#8217;Indonesia a Los Angeles, dal Chiapas alle lotte di Parigi del &#8217;95), che avevano ormai identificato il potere mondiale capitalistico come avversario. Erano per\u00f2 lotte scomposte, non costituivano un ciclo, non riuscovano ad avere quella massa d&#8217;urto che solo delle lotte unite, che parlano lo stesso linguaggio, riescono ad avere.<\/p>\n<p>Tutto questo nasce con il movimento di Seattle, che riesce ad opporsi al potere imperiale nello stesso momento in cui esso si d\u00e0. E abbiamo quindi un ciclo di lotte, che seppure ancora superficiale e con tutti i suoi limiti, viene percepito dall&#8217;opinione pubblica internazionale capitalista come un movimento di estrema pericolosit\u00e0, nel formarsi del&#8217;Impero. A questo punto si deve decidere che cosa fare. Una delle cose da evitare \u00e8 il considerare la nazione americana come un nuovo stato imperialista, non \u00e8 semplicemente questo! C&#8217;\u00e8 anche questo elemento ma l&#8217;unit\u00e0 del ceto capitalistico oggi \u00e8 assolutamente fondamentale. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di rivolgersi allo Stato-nazione per opporsi alla nazione americana.<\/p>\n<p>Le elites degli antichi Stati-nazione sono stati cooptati in maniera massiccia verso il vertice dell&#8217;Impero. Gran parte delle discussioni nella seconda met\u00e0 degli anni &#8217;90 che attraversa la gestione delle guerre in USA riguarda la possibilit\u00e0 che la capacit\u00e0 capitalistica intervenga in maniera diretta e forte sulla riorganizzazione dell&#8217;Impero e del nuovo ordine mondiale ed assumere un&#8217;accelerazione di questo processo. Da qui viene fuori tutta la tematica dell scudo spaziale, che diventa una grossa mediazione rispetto alla necessit\u00e0 di determinare il nuovo ordine. Si tenta di creare, come in un quadro bizantino, un centro protetto (gli USA e gli stati occidentali) in cui si mostra l&#8217;accumulazione del potere. Tutto questo, l&#8217;ultimo tentativo di tenere fuori il resto del mondo, salta l&#8217;11 settembre. E quindi la guerra. Ma quale guerra? Come si fa fare una guerra senza un &#8216;fuori&#8217;? Ed ecco la guerra come &#8216;polizia&#8217; La scienza della guerra americana stava sviluppandosi da un lato attorno allo scudo stellare e dal&#8217;altro attorno alla trasformazione dell&#8217;esercito in truppe di facile utilizzazione e di immediate possibilit\u00e0 di spostamento nel mondo.<br \/>\nL&#8217;esercito americano doveva diventare un esercito di marines. Ora ci troviamo di fronte a quella che \u00e8 un&#8217;accumulazione di tutti gli strumenti tecnologici, diplomatici, economici, finanziari, di polizia, per l&#8217;organizzazione di questo mondo globale. Un mondo globale in cui finora sembrava essere assente l&#8217;azione del &#8216;grande governo&#8217;. &#8216;Big government is over&#8217;, si diceva, mentre ora si dice &#8216;big government is back&#8217;. Questa grande funzione di governo processuale, di &#8216;governance&#8217; cio\u00e8 di azione amministrativa continua che supera in s\u00e8 qualsiasi fissazioine giuridica precedente. Questo dinamismo che confonde definizione della regola e garanzia di questa, che fa dell&#8217;esercito lo strumento giuridico, lo strumento costitutivo. Questo \u00e8 quello che sta avvenendo.<\/p>\n<p>Noi abbiamo oggi una maturazione che gi\u00e0 da alcuni anni poteva essere largamente prevista. Nessuno avrebbe potuto naturalemte prevedere la causa prossima di questo processo, ma che il processo dovesse andare in questi termini era abbastanza evidente perch\u00e8 seguiva le regole funzionali dello sfruttamento, dell&#8217;explotation, a livello globale. Bisognava inventare un modello altrettanto efficace quanto lo erano stati gli Stati-nazione, quanto lo era stato il diritto internazionale pattizio. Bisognava inventare degli altri strumenti. Se si guardano le teniche di riorganizzazione costituzionale che si stanno attuando per dare risposta a questa grande crisi, \u00e8 evidente che si tratta di resistere. Ma resistere come? Resistere dove? Resistere dal punto di vista della nuova societ\u00e0 mondiale dei lavoratori , dal punto di vista della mobilit\u00e0. Cercheranno di bloccare la forza-lavoro nei suoi movimenti, ma nessuno ci riuscir\u00e0. Bisogna resistere allle nuove gerarchie che verranno imposte, bisogna farle saltare. Ma c&#8217;\u00e8 ancora la possibilit\u00e0 di lottare in un mondo siffatto o non vale la pena veramente di disertare in tutti i sensi. Disertare col sapere, nell&#8217;esercito, nella forza-lavoro intellettuale. E d\u00e0 l\u00ec che bisogna partire. Dei miei amici dicono: &#8216;contro l&#8217;arte della guerra, l&#8217;arte della diserzione&#8217;.<br \/>\nIl mantenere uno stato di paura e formarlo in termini hobbesiani, come diceva Ferrajoli, sar\u00e0 per loro molto difficile. Ma sar\u00e0 molto difficile solo nella misura in cui non ci si fa pi\u00f9 &#8216;popolo&#8217;, si resta &#8216;moltitudine&#8217;. E&#8217; una moltitudine intelligente che si \u00e8 riappropriata il lavoro \u00e8 che non ha pi\u00f9 bisogno del capitale. Noi non possiamo pi\u00f9 diventare popolo. sovranit\u00e0, non ha pi\u00f9 senso a livello di globalizzazione.[&#8230;]<br \/>\nDiserzione o conflitto? Io non sento la questione in termini alternativi. Questa forma nuova di sovranit\u00e0 globale porta con se un investimento dei modi di produzione e soprattutto di riproduzione della vita e della societ\u00e0, per questo insistiamo nel qualificare come biopotere il potere imperiale e come tessuto biopolitico quello della vita e del lavoro. Il lavoro ormai \u00e8 diventato un tessuto sociale, in cui vita, formazione, lavoro salariato, la comunicazione, cooperazione sociale, vengono sfruttati. E&#8217; su questo sfruttamento globale della vita che si svolge il biopotere. E&#8217; qui che noi ci troviamo di fronte alla diserzione, o, meglio, all&#8217;esodo. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la possibilit\u00e0 del sabotaggio classico, o di un rifiuto luddista, perch\u00e8 ci siamo dentro. Oggi il lavoratore lo strumento di lavoro se lo porta in testa, come fa a rifiutare o a sabotare il lavoro? Si suicida? Il lavoro \u00e8 la nostra dignit\u00e0.<br \/>\nIl rifiuto del lavoro era immaginabile in una societ\u00e0 fordista, oggi diventa sempre meno pensabile. C&#8217;il rifiuto del comando sul lavoro, che \u00e8 tutt&#8217;altra cosa. Qunado si dice esodo si tratta di riuscire a costruire delle nuove forme di vita. Questo tipo di societ\u00e0 capitalista diverr\u00e0 istituzionalizzata violentemente attraverso dei meccanismi costituenti di guerra. Noi non la vogliamo pi\u00f9! Non si pu\u00f2 andare a manifestare contro il G8 dicendo &#8216;un altro mondo \u00e8 possibile&#8217; e poi non praticare collettivamente un esodo. Un esodo inevitabilmente conflittuale, perch\u00e8 ti verranno a imporre di obbedire. Ma dobbiamo porre la questione in questi termini. Io capisco l&#8217;idealismo costituentte, giuridico, illuminista, bellissimo di Ferrajoli. Ma lo capisco solo in base a questa radicalit\u00e0 di scelta. Se mi costringete a reinventarmi la democrazia, io non ci sto. Ne ho abbastanza di una democrazia che calzava perfettamente al capitalismo. Oggi non calza pi\u00f9, perch\u00e8 il potere non pu\u00f2 essere riprodotto globalmente nella stessa forma e sugli stessi criteri di profitto che operavano a livello nazionale e quindi si fa la guerra. Un guerra che fa ad incidere sul quotidiano. Questa della guerra batteriologica \u00e8 una terribile parabola, una metafora di quello che sta diventando il Potere. E&#8217; su questo terreno che vale la pena di parlare dell&#8217;Impero.<\/p>\n<p>Io e Hardt forse abbiamo usato un metodo un po&#8217; meccanicistico nel tradurre lo schema operaista sul livello internazionale, ma la soddisfazione \u00e8 stat quella di trovare sulle nostre posizioni tutta la letteratura postcoloniale. Tutta la grande scuola indiana funziona in questi termini!!!<\/p>\n<p>Il concetto di moltitudine: dal punto di vista scientifico \u00e8 un concetto certamente ancora primario, che si lancia per vedere se funziona. Ma quando per qualificare il nuovo proletariato si parla di moltitudine si parla di una pluralit\u00e0 di soggetti, di un movimento nel quale operano singolarit\u00e0 cooperanti. C&#8217;\u00e8 una differenza abissale dal concetto di classe. La moltitudine lavora, \u00e8 completamente sfruttata, ma si mette assieme attraverso la rete, i collegamenti, la cooperazione, il linguaggio. La moltitudine ha una molteplicit\u00e0 produttiva, costituente, tutti elementi che possono anche essere riferite a categorie marxiane classiche: alla modificazione della forza-lavoro nella sussunzione reale, nel passaggio alla produzione del general intellect. Il concetto di moltitudine viene quindi usato come uno strumento, ma quale pu\u00f2 essere la sua rilevanza politica? Su questo terreno credo che stiamo vivendo una enorme accumulazione primitiva a livello mondiale. Per dare un immagine diquello che sta succedendo dal punto di vista della soggettivit\u00e0, non abbiamo che le immagini del materialismo primitivo lucreziano: c&#8217;\u00e8 un grandemovimento di particelle, atomi, singolarit\u00e0 che si mettono assieme e costruiscono qua e l\u00e0. E&#8217; chiaro che questa nuova carne del proletariato deve diventare corpo, e pu\u00f2 diventare corpo solo sulla base di un theos sulla base di un&#8217;autorganizzazione che la fa finita con la democrazia ma anche col socialismo, con le forme di gestione democratica o socialista del capitale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certamente un orizzonte piacevole quello nel quale ci troviamo. Mi sembra che la guerra nella quale stiamo entrando sia molto pi\u00f9 simile alla guerra dei trent&#8217;anni e ai suoi massacri, un asorta di stato di natura, quel tipo di scenario l\u00ec. Questo motore di costituzione che l&#8217;Impero assume e chiama guerra produce catastrofi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervento di Toni Negri nel dibattito alla facolt\u00e0 di Lettere dell&#8217;Universit\u00e0 &#8216;La Sapienza&#8217; promosso dal Laboratorio Sapienza Pirata    Sono a disagio quando si considera la nascita del mondo globalizzato semplicemente come un dato effettuale, un espansione dell&#8217;impero che restava.<\/p>\n<p>La globalizzazione, che parte in maniera definitiva nell&#8217; &#8217;89, non arriva solo dall&#8217;azione di un allargamento di un impero quando l&#8217;altro scompare, ma nasce da fenomeni storici maledettamente profondi. La globalizzazione \u00e8 il punto di confluenza delle lotte operaie e proletarie, che non era pi\u00f9 possibile regolare dentro lo spazio dello Stato-nazione. La dinamica lotte-determinazione di inflazione-regolamento dei conti statali-pressione sul welfare-rottura degli elementi materiali della costituzione borghese, hanno determinato man mano pirima una teoria dei limiti della democrazia (e stranamente troviamo l\u00ec lo stesso Huntington che scrive il &#8216;clash&#8217; della civilt\u00e0, documento della Trilaterale degli anni &#8217;70), poi una forte spinta al superamento dello Stato-nazione.  D&#8217;altra parte lo Stato-nazione non era solo la capacit\u00e0 di mantenere le lotte in una regolazione interna. Lo Stato-nazione era stato anche lo Stato imperialista, lo Stato colonialista; anche quest&#8217;aspetto con la met\u00e0 del secolo scorso abbiamo la fine definitiva dei processi coloniali, la nascita di un nuovo mondo (che sar\u00e0 chiamato &#8216;terzo&#8217;), in cui con la libert\u00e0, la pressione sul salario salta per aria il meccanismo che manteneva i prezzi delle materie prime. Proprio in nome di questa liberazione cominciano queste grosse pressioni della forza-lavoro su tutto, nella globalit\u00e0. Per non parlare della crisi sovietica, che nasce in un momento preciso, quando si tratta di passare dal modo di produzione fordista al modo di produzione postfordista: un passaggio impossibile senza le libert\u00e0 del lavoratore.  Questo movimento fortissimo \u00e8 legato allo sviluppo della scienza, dell&#8217;educazione pubblica all&#8217;interno dei paesi socialisti, dove c&#8217;\u00e8 la necessita di inserirsi in questo nuovo mondo. Un nuovo mondo in cui, appunto, cambia la natura della forza-lavoro, dei processi produttivi.<\/p>\n<p>La globalizzazione nasce, quindi, come un elemento maledettamente positivo, \u00e8 un segno di libert\u00e0, \u00e8 un segno della forza dei processi storici che fanno saltare quella gabbia d&#8217;inferno che \u00e8 lo Stato-nazione. Lo Stato-nazione, che ha fatto morire per secoli la gente nelle guerre pi\u00f9 stupide, nelle trincee pi\u00f9 assurde. Lo Stato-nazione, la cui ideologia non poteva che arrivare necessariamente ai forni di Auschwitz. Noi di fronte alla sua fine e di fronte alla liberazione delle forze proletarie del Terzo mondo abbiamo trovato questo formidabile passaggio: la globalizzazione. Finalmente! E&#8217; chiaro che assumere questo passaggio non significa che il capitalismo \u00e8 stato sconfitto. Il capitalismo assume questo passaggio, si riorganizza a questo livello, ed \u00e8 qui che nasce la problematica dell&#8217;Impero. Badate bene, l&#8217;Impero nasce in maniera diversa dalla pura e semplice espansione dello Stato-nazione USA. Gli americani in tutta questa storia, soprattutto nella prima fase, c&#8217;entrano pienamente, ma c&#8217;entrano molto pi\u00f9 come centro ed apice del capitalismo mondiale che come forza statuale. E&#8217; il capitale colettivo che viene investito in un primo momento dell&#8217;organizzazione di questo mondo. Fra gli anni &#8217;80 ed i &#8217;90 si incominciano a cercare forme di governo. L&#8217;ONU non serve a questo, perch\u00e8 dentro le Nazioni Unite si rivela il paradosso della democrazia mondiale: a livello mondiale &#8216;un uomo un voto&#8217; \u00e8 una frase insensata. Vorrebbe dire, come scherzano alcuni teorici, dare alla Cina la maggioranza imperiale. Quindi al problema dell&#8217;organizzazione si risponde con l&#8217;invenzione di una forma di sovranit\u00e0 diversa.  La sovranit\u00e0, che gli Stati-nazione non riescono ad organizzare in forma diversa, viene trasferita sempre di pi\u00f9 verso quelle che sono le istituzioni nascenti, che man mano vengono formandosi, e amn mano vengono identificate a livello mondiale: il G8, il Fondo Monetario Internazionale, eccetera. Sono, in fondo, organizzazioni che erano state inventate per la gestione del keynesismo internazionale alla fine della seconda guerra mondiale, ma divengono organismi di mediazione del capitalismo, di regolazione capitalistica a livello mondiale. Questo processo, evidentemente, diventa sempre pi\u00f9 difficile, perch\u00e8 sposta una serie di conflitti dall&#8217;interno dei paesi sulla scena mondiale. Il ricomporsi delle lotte sulla scena mondiale, avvenuto negli anni &#8217;80-&#8217;90, \u00e8 stato assolutamente formidabile. Avevamo avuto delle lotte importanti (da Tien-a-men alla Corea, dall&#8217;Indonesia a Los Angeles, dal Chiapas alle lotte di Parigi del &#8217;95), che avevano ormai identificato il potere mondiale capitalistico come avversario. Erano per\u00f2 lotte scomposte, non costituivano un ciclo, non riuscovano ad avere quella massa d&#8217;urto che solo delle lotte unite, che parlano lo stesso linguaggio, riescono ad avere.<\/p>\n<p>Tutto questo nasce con il movimento di Seattle, che riesce ad opporsi al potere imperiale nello stesso momento in cui esso si d\u00e0. E abbiamo quindi un ciclo di lotte, che seppure ancora superficiale e con tutti i suoi limiti, viene percepito dall&#8217;opinione pubblica internazionale capitalista come un movimento di estrema pericolosit\u00e0, nel formarsi del&#8217;Impero. A questo punto si deve decidere che cosa fare. Una delle cose da evitare \u00e8 il considerare la nazione americana come un nuovo stato imperialista, non \u00e8 semplicemente questo! C&#8217;\u00e8 anche questo elemento ma l&#8217;unit\u00e0 del ceto capitalistico oggi \u00e8 assolutamente fondamentale. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di rivolgersi allo Stato-nazione per opporsi alla nazione americana.<\/p>\n<p>Le elites degli antichi Stati-nazione sono stati cooptati in maniera massiccia verso il vertice dell&#8217;Impero. Gran parte delle discussioni nella seconda met\u00e0 degli anni &#8217;90 che attraversa la gestione delle guerre in USA riguarda la possibilit\u00e0 che la capacit\u00e0 capitalistica intervenga in maniera diretta e forte sulla riorganizzazione dell&#8217;Impero e del nuovo ordine mondiale ed assumere un&#8217;accelerazione di questo processo. Da qui viene fuori tutta la tematica dell scudo spaziale, che diventa una grossa mediazione rispetto alla necessit\u00e0 di determinare il nuovo ordine. Si tenta di creare, come in un quadro bizantino, un centro protetto (gli USA e gli stati occidentali) in cui si mostra l&#8217;accumulazione del potere. Tutto questo, l&#8217;ultimo tentativo di tenere fuori il resto del mondo, salta l&#8217;11 settembre. E quindi la guerra. Ma quale guerra? Come si fa fare una guerra senza un &#8216;fuori&#8217;? Ed ecco la guerra come &#8216;polizia&#8217; La scienza della guerra americana stava sviluppandosi da un lato attorno allo scudo stellare e dal&#8217;altro attorno alla trasformazione dell&#8217;esercito in truppe di facile utilizzazione e di immediate possibilit\u00e0 di spostamento nel mondo.  L&#8217;esercito americano doveva diventare un esercito di marines. Ora ci troviamo di fronte a quella che \u00e8 un&#8217;accumulazione di tutti gli strumenti tecnologici, diplomatici, economici, finanziari, di polizia, per l&#8217;organizzazione di questo mondo globale. Un mondo globale in cui finora sembrava essere assente l&#8217;azione del &#8216;grande governo&#8217;. &#8216;Big government is over&#8217;, si diceva, mentre ora si dice &#8216;big government is back&#8217;. Questa grande funzione di governo processuale, di &#8216;governance&#8217; cio\u00e8 di azione amministrativa continua che supera in s\u00e8 qualsiasi fissazioine giuridica precedente. Questo dinamismo che confonde definizione della regola e garanzia di questa, che fa dell&#8217;esercito lo strumento giuridico, lo strumento costitutivo. Questo \u00e8 quello che sta avvenendo.<\/p>\n<p>Noi abbiamo oggi una maturazione che gi\u00e0 da alcuni anni poteva essere largamente prevista. Nessuno avrebbe potuto naturalemte prevedere la causa prossima di questo processo, ma che il processo dovesse andare in questi termini era abbastanza evidente perch\u00e8 seguiva le regole funzionali dello sfruttamento, dell&#8217;explotation, a livello globale. Bisognava inventare un modello altrettanto efficace quanto lo erano stati gli Stati-nazione, quanto lo era stato il diritto internazionale pattizio. Bisognava inventare degli altri strumenti. Se si guardano le teniche di riorganizzazione costituzionale che si stanno attuando per dare risposta a questa grande crisi, \u00e8 evidente che si tratta di resistere. Ma resistere come? Resistere dove? Resistere dal punto di vista della nuova societ\u00e0 mondiale dei lavoratori , dal punto di vista della mobilit\u00e0. Cercheranno di bloccare la forza-lavoro nei suoi movimenti, ma nessuno ci riuscir\u00e0. Bisogna resistere allle nuove gerarchie che verranno imposte, bisogna farle saltare. Ma c&#8217;\u00e8 ancora la possibilit\u00e0 di lottare in un mondo siffatto o non vale la pena veramente di disertare in tutti i sensi. Disertare col sapere, nell&#8217;esercito, nella forza-lavoro intellettuale. E d\u00e0 l\u00ec che bisogna partire. Dei miei amici dicono: &#8216;contro l&#8217;arte della guerra, l&#8217;arte della diserzione&#8217;.  Il mantenere uno stato di paura e formarlo in termini hobbesiani, come diceva Ferrajoli, sar\u00e0 per loro molto difficile. Ma sar\u00e0 molto difficile solo nella misura in cui non ci si fa pi\u00f9 &#8216;popolo&#8217;, si resta &#8216;moltitudine&#8217;. E&#8217; una moltitudine intelligente che si \u00e8 riappropriata il lavoro \u00e8 che non ha pi\u00f9 bisogno del capitale. Noi non possiamo pi\u00f9 diventare popolo. sovranit\u00e0, non ha pi\u00f9 senso a livello di globalizzazione.[&#8230;]  Diserzione o conflitto? Io non sento la questione in termini alternativi. Questa forma nuova di sovranit\u00e0 globale porta con se un investimento dei modi di produzione e soprattutto di riproduzione della vita e della societ\u00e0, per questo insistiamo nel qualificare come biopotere il potere imperiale e come tessuto biopolitico quello della vita e del lavoro. Il lavoro ormai \u00e8 diventato un tessuto sociale, in cui vita, formazione, lavoro salariato, la comunicazione, cooperazione sociale, vengono sfruttati. E&#8217; su questo sfruttamento globale della vita che si svolge il biopotere. E&#8217; qui che noi ci troviamo di fronte alla diserzione, o, meglio, all&#8217;esodo. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la possibilit\u00e0 del sabotaggio classico, o di un rifiuto luddista, perch\u00e8 ci siamo dentro. Oggi il lavoratore lo strumento di lavoro se lo porta in testa, come fa a rifiutare o a sabotare il lavoro? Si suicida? Il lavoro \u00e8 la nostra dignit\u00e0.  Il rifiuto del lavoro era immaginabile in una societ\u00e0 fordista, oggi diventa sempre meno pensabile. C&#8217;il rifiuto del comando sul lavoro, che \u00e8 tutt&#8217;altra cosa. Qunado si dice esodo si tratta di riuscire a costruire delle nuove forme di vita. Questo tipo di societ\u00e0 capitalista diverr\u00e0 istituzionalizzata violentemente attraverso dei meccanismi costituenti di guerra. Noi non la vogliamo pi\u00f9! Non si pu\u00f2 andare a manifestare contro il G8 dicendo &#8216;un altro mondo \u00e8 possibile&#8217; e poi non praticare collettivamente un esodo. Un esodo inevitabilmente conflittuale, perch\u00e8 ti verranno a imporre di obbedire. Ma dobbiamo porre la questione in questi termini. Io capisco l&#8217;idealismo costituentte, giuridico, illuminista, bellissimo di Ferrajoli. Ma lo capisco solo in base a questa radicalit\u00e0 di scelta. Se mi costringete a reinventarmi la democrazia, io non ci sto. Ne ho abbastanza di una democrazia che calzava perfettamente al capitalismo. Oggi non calza pi\u00f9, perch\u00e8 il potere non pu\u00f2 essere riprodotto globalmente nella stessa forma e sugli stessi criteri di profitto che operavano a livello nazionale e quindi si fa la guerra. Un guerra che fa ad incidere sul quotidiano. Questa della guerra batteriologica \u00e8 una terribile parabola, una metafora di quello che sta diventando il Potere. E&#8217; su questo terreno che vale la pena di parlare dell&#8217;Impero.<\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-316","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-imperio-imperialismo"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/316","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=316"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/316\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=316"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=316"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/espai-marx.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=316"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}