Scritti 1956-1960 – Raniero Panzieri

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«È trascorso quasi un decennio dalla morte di Raniero Panzieri e solo ora l’uscita di raccolte organiche dei suoi scritti e interventi consente di riaprire, sul suo pensiero e la sua esperienza, un discorso piú meditato. È un ritardo di cui noi ci sentiamo, se non gli unici, tra i maggioi responsabili; ma che giudichiamo, adesso, tuttaltro che negativo. Ci sembra infatti che le istanze poste da Panzieri ne periodo che va dal XX Congresso del PCUS (1956) alla sua morte (1964) e le contradizzioni che egli affrontava come quadro politico nelle organizzazioni tradizionali del Movimento Operaio e poi fuori di esse, possano essere meglio e piú utilmente rimeditate oggi che non negli scorsi anni, allorché se molti hanno creduto che la nascita e lo sviluppo di una nuova organizzazione rivoluzionaria fosse un obbiettivo a portata di mano, altri erano convinti che ormai fosse un problema superato. Se, in tal senso, ci sono stati gravi errori di prospettiva -e quindi di metodo nel lavoro politico- riteniamo di dover dire con fermezza che no si parla qui di sconfitta. Si parla di una nuova fase che ora si apre, di maggiore consapevolezza della sinistra italiana (inclusi vari strati della base proletaria che, pur scavalcando le posizioni opportunistiche e riformistiche, no ha operato una frattura con le organizzazioni tradizionali) e di progressiva emarginazione di quelle componenti piccolo-borghesi della nuova sinistra oscillanti tra corse in avanti e disfattismo o rinuncia. Di qui -a nostro avviso- la straordinaria attualità del discorso di Panzieri, l’esemplarità della sua vicenda di militante.
La documentazione della prima raccolta, uscita alla fine del ’72, e il discorso che l’accompagna, copriva all’inirca l’intero periodo ’56-964; ma s’incentrava sulla fase che, in concomitanza al lavoro del gruppo di Quaderni Rossi, possiamo chiamare il periodo della nascita della nuova sinistra in Italia. Questa seconda raccolta documenta in modo piú amplo il periodo che precede l’esperienza de Q.R. Dice, cioè, attraverso quali processi di chiarimento teorico e quali vicende politiche Panzieri arriva al distacco dal partito nel quale aveva sempre militato, il PSI, e alla verifica di alcune primi ipotesi di cui i Q.R. sono non l’unico ma il principale strumento.
La documentazione di questa seconda antologia va dal ’56 a tutto il ’60.
In questo arco di tempo abbiamo individuato tre momenti che corrispondo alle ter sezioni in cui la raccolta è suddivisa. Ogni sezione è preceduta da una nota. Oltre ad alcune notizie che riguardano la vicenda personale di Panzieri, vi si suggerisce una chiave di lettura correlata alla situazione oggetiva in cui egli si trova ad operare ma anche utile a comprendere alcuni sviluppi successivi della sua azione. L’accento, per la prima sezione, viene posto sull’occasione fornita dal XX Congresso -visto positivamente come momento di rottura- per riaprire il discorso sulle prospettive generali del socialismo e metter in discussione il modo con cui le organizzazioni del M.O. gesticono le istanze della classe. Nella seconda sezione le proposte avanzate nella prima subiscono una drastica rettifica: dalla generica denuncia del dogmatismo e dell’uso anti-leninista del centralismo democratico, si passa al tentativo -l’ultimo per Panzieri- di dare voce alle istanze di cui la classe operaia è portatrice, specie laddove piú duro e decisivo è lo scontro di classe: la fabbrica. Èl il momento delle tesi sul controllo operaio e dell’ampio e illuminante dibattito che si sviluppa ptra la fine del ’57 e il ’58, ma è anche l’inizio della resa dei conti con il problema dell’organizzazione politica (si vedano le tesi sul partito). È questo infatti il tema dominante della terza sezione, della corrispondenza che Panzieri tiene con vari compagni nell’intento di tenere le fila di un unico lavoro politico organizzato». (Nota de los editores, Giovanni Pielli y Dario Lanzardo)

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